Dal 27 gennaio all’8 febbraio al Teatro Vascello va in scena la nuova produzione di Carrozzeria Orfeo, “Misurare il salto delle rane”, spettacolo vincitore del Premio della Critica A.N.C.T. 2025.
La pièce, firmata nella drammaturgia da Gabriele Di Luca, che cura anche la regia insieme a Massimiliano Setti, vede in scena Noemi Apuzzo, Elsa Bossi e Chiara Stoppa, tre interpreti chiamate a dare corpo e voce a un universo femminile complesso, ferito e sorprendentemente vitale.
Un progetto che conferma la centralità della compagnia nel panorama teatrale contemporaneo, grazie a una poetica capace di fondere ironia corrosiva, tensione drammatica e un linguaggio scenico sempre riconoscibile.
Un microcosmo sospeso tra lago, palude e memoria
Ambientata negli anni ’90 in un piccolo paese di pescatori, la storia si svolge in un luogo isolato dal mondo, circondato da un lago immobile e da una palude minacciosa.
Un paesaggio che diventa metafora di un’umanità sospesa, incapace di compiere il proprio “salto” verso il cambiamento. In questo contesto si muovono Lori, Betti e Iris, tre donne di età e vissuti diversi, unite da un lutto avvenuto vent’anni prima e mai davvero elaborato.
Il paese, ritratto come un frammento dimenticato, conserva rituali e consuetudini arcaiche, mentre la comunità appare intrappolata in un tempo immobile. È in questo scenario che le tre protagoniste si confrontano con le proprie ferite, con i ruoli imposti e con un passato che continua a riaffiorare come un’eco ineludibile.
Una dark comedy che indaga il femminile e le sue contraddizioni
“Misurare il salto delle rane” è una dark comedy che alterna momenti di comicità tagliente a passaggi di forte intensità emotiva. Carrozzeria Orfeo costruisce un racconto che esplora le contraddizioni dell’esistenza: la leggerezza e la pesantezza, il dolore e il riso, il radicamento e il desiderio di fuga.
Il cuore pulsante della narrazione è il femminile, osservato nelle sue fragilità e nelle sue resistenze. Le forme di violenza e oppressione che attraversano la vita delle protagoniste emergono con modalità sottili ma pervasive, tipiche dei contesti rurali dell’epoca. Eppure, accanto alle ferite, affiorano anche alleanze, complicità, piccoli atti di ribellione che diventano strumenti di sopravvivenza.
Il simbolo della rana: metamorfosi, coraggio e resistenza
Nelle note di drammaturgia, Gabriele Di Luca definisce il titolo “enigmatico ed evocativo”. La rana, creatura anfibia, diventa simbolo di metamorfosi e adattamento, ma anche di una forza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, un passaggio da uno stato all’altro, un atto di coraggio che le protagoniste faticano a compiere.
Per Lori, incapace di elaborare il lutto; per Betti, ossessionata dalle gare di salto della sua rana Froggy; per Iris, che ha già abbandonato una vita agiata per inseguire una verità scomoda: misurare quel salto significa interrogarsi sui propri limiti, sulla distanza emotiva tra un “prima” e un “dopo”, sulla possibilità di non restare immobili in un contesto che normalizza la violenza e soffoca il cambiamento.
Un racconto intimo che unisce lirismo e comicità corrosiva
Lo spettacolo alterna dialoghi affilati, situazioni paradossali, momenti di lirismo e gesti simbolici, componendo un mosaico narrativo che oscilla tra ironia e dolore. La regia di Di Luca e Setti costruisce un ritmo che non concede tregua, mentre le tre interpreti danno vita a personaggi complessi, attraversati da contraddizioni e desideri inespressi.
.jpg)
Commenti
Posta un commento